Di quello che rimane di L’Aquila

Immagino che se si inizia a parlare di L’Aquila, la mente torna tristemente al terremoto del 2009. Prima di allora, per me, L’Aquila era la città dove mio fratello ha studiato per il master, e dove son andato a trovarlo durante il corso. Mi ricordo una città giovane, estremamente viva, con tanti Pub (molti sotterranei) luogo di incontro e di scambio. Mi ricordo la cucina buonissima, e l’atmosfera da piccola e ricca (culturalmente ed economicamente) cittadina.
Tutto questo poco più di 10 anni fa. Qualche mese fa, invece, ho avuto la possibilità di tornare per una settimana nel capoluogo abruzzese, per lavoro. La nostra sede, così come dove alloggiavamo, era poco distante dal centro storico e quindi, già dalla prima sera, siamo ovviamente andati in centro per cenare. Non sapevo cosa avrei visto, anche perché i telegiornali parlano sempre più raramente della città, ed ancor più raramente (per non dire mai) mostrano immagini delle strade.
Purtroppo, davvero purtroppo, la situazione mi è subito parsa disastrosa. Gran parte del centro storico risulta totalmente disabitato, molte strade ricadono ancora nella zona rossa (ovvero quella vietata al transito) e tanti palazzi pericolanti sono stati lasciati in balia di sciacalli e ladri o, peggio, occupati. La verità è che, dell’Aquila che mi ricordavo io, rimane ben poco. Certo, la via principale è quasi come prima, ma i negozi sprangati e tutte le vie attorno chiuse fanno subito capire che la profonda ferita è tutt’altro che rimarginata. Ferita che ha colpito anche lo splendido Duomo, che ben ricordo, e che adesso sembra uno scheletro inquietante che sovrasta la piazza oramai spoglia.
Queste sono le mie impressioni, son quello che ho pensato vedendo il “prima e dopo”. I miei colleghi di li purtroppo le condividono, ma c’è anche chi asserisce che la ricostruzione continua a gonfie vele e che procede veloce e spedita. Credo che certe immagini parlino chiare, ma è certo mia intenzione infilarmi in qualche sterile e retorica polemica (né credo di averne le competenze). Credo però che, qualsiasi sia il proprio punto di vista, L’Aquila oggi è una città totalmente diversa e spogliata rispetto al passato. Mi auguro che le cose possano cambiare e che le persone smettano di scappare e raccolgano la forza di tornare (forza che non so se io riuscirei a trovare, al loro posto). E mi auguro, magari, di poter raccontare una storia diversa con foto diverse, prima o poi.

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